La terribile scelta tra essere ciò che non sei, e vivere con semplicità
e scegliere ciò che sei
e vivere a metà
La terribile scelta tra essere ciò che non sei, e vivere con semplicità
e scegliere ciò che sei
e vivere a metà
Uno stelo di lavanda
per la mia mente intermittente
sirene d'allarme
che nuotano suadenti e sinistre
nell'oceano viola di ciò che sapeva
una volta
di casa
Dolce muta in acre
germogli curati dalle radici
della mia sanità
marciscono
inesorabili
Una corona che ripercorro
ogni volta
sulla mia testa fiori freschi
di anno in anno
ma ogni volta, un po’ più in largo
che scivoli, sulle spalle,
schiena
e lasci al mio passaggio
un vischioso tremore
e un timore
Era cura
o fuga
Riflessioni sui 24 anni di vita.
A mezzanotte è scattata la fatidica giornata. Quella che sembra sempre bella, ma in realtà è sempre tetra. Il compleanno è un giorno strano. È lento ed è sempre un po’ deludente.
Il mio è iniziato ad un'altra festa. E tornando a casa da sola ascoltando le mie canzoni preferite al mondo, che guarda caso sono tutte un po’ tristi, in un bar hanno cantato tanti auguri a te. Ad un'altra persona. E io ho cambiato strada, sentendomi per un attimo in colpa di condividere un giorno speciale con qualcuno che non conosco e un po’ in imbarazzo, come se sapessero che anche io in realtà compivo gli anni ma non ne erano interessati. Ovviamente, non era così. Erano solo sconosciuti.
Il compleanno è un momento come un altro per rivalutare il tuo ultimo anno solare. E camminando sola, al buio di mezzanotte, ho pensato che non può già essere passato un anno. Com'è possibile? Non è successo niente.
Ma in realtà di cose ne sono successe. Alcune piccole, altre meno. Ho lavorato tanto e ormai tra un mese mi laureo. E ho lavorato tanto, e da sola. Da sola, in camera mia, lontana da tutti. Isolandomi, ripudiando gli altri. Il compleanno è un momento incredibile per contemplare la solitudine. E anche quando è autoimposta, pizzica sempre un po’. E anche quando sei ad una festa, circondata da gente, questo non vuol dire non essere soli. E mi sono ritrovata a preferire essere sola da sola che sola con gli altri.
Il compleanno è anche un buon momento per valutare il futuro. Quel dannato che quasi mi tiene sveglia la notte. Quello che, cosa farò tra un mese? Che razza di piani ho? Quello che non vedo l'ora di scappare, di ricominciare, ma al tempo stesso, quasi mi manca il coraggio di muovere il piede. E scappare per davvero.
Il compleanno è un giorno così stupido. E detto da me che dico di credere nell'astrologia, è tutto un dire. È tutto poco e tutto troppo. Nessuno fa niente ma tutti fanno qualcosa. Non basta mai ma non sapresti come avere di più. E alla fine, è sempre una delusione, e ti ritrovi ad ascoltare un gruppo che canta tanti auguri a te a una sconosciuta per strada. E tu torni a casa pensando, e adesso? Cosa cazzo farò adesso.
Stasera mi hanno detto che astrologicamente i 24 anni sono i più difficili. E ho riso dicendo, quindi questa era la parte facile?
Ma davvero, era questa la parte facile?
Forse sarà sempre autunno con te
giorni di sole
sempre un po’ offuscati
in eterna attesa di una piogga
Non tocco una penna, pennello o corda da così tanto tempo che le dita sono tornate morbide e i muscoli hanno perso memoria.
Le mie notti sono ormai più corte e le giornate più luminose. Con qualche cura e fatica ho reimparato ad addormentarmi alla luna e svegliarmi al sole. Ed è tuttora destabilizzante come ho smesso di esplorare quel buio e mi sono un po’ persa io.
Non ho curato la mia insonnia. Ogni tanto, come l'altra notte, lo sento ancora quel mare di falene luminose che addentano i lembi e lasciano gli occhi aperti. Ma so dove posizionare le luci per guidarle lontano e lasciarmi riposare. E ha rivoluzionato la mia vita. In bene? Ogni tanto in male. Non che mi lamenti, l'insonnia è stata la costante più frustrante della mia vita. Lo è ancora però. Perché ho la sensazione che non morirà mai davvero. Sarà solo dormiente. E se dorme lei, dormo io. E se si sveglia, sono sveglia. E per lasciarla dormire cammino in punta di piedi, e quando calpesto qualcosa che fa rumore, rieccheggia ovunque.
Quindi ho messo via i rumori, e ho costruito castelli di rituali basati sul silenzio. E alcuni di questi rituali non hanno senso, ma sono magici, e un po’ mi spaventano.
Ho degli orari fissi. Che se vengono spostati, spostano anche me. Ed attorno a quegli orari, ho ricostruito le mie giornate. E vedo le mattine, ed ho più tempo. Ma poi ho meno tempo. Non ho più quel tempo che passavo sola, a leggere, scrivere, dipingere, cantare sottovoce. E senza la luna e l'indefinibilità delle 4 di mattina, non so dove ritrovarlo, quasi abbia paura del sole e della luce e del caos.
Ho smesso di vivere la notte in tutti i modi che conoscevo. Ho anche smesso di tornare a casa ubriaca. Pensavo mi mancasse, ma la verità è che piango di meno e non sto male al risveglio.
Avete mai costruito chi siete attorno a qualcosa di rotto? E l'avete mai riparato per poi scoprire che stavate rompendo qualcos'altro?
Come si fa a tornare a definirsi dopo essersi sempre definiti in base alla propria creatività e al proprio dolore?
Non avrei mai pensato che migliorare e lasciarsi indietro gli incubi e le borse sotto agli occhi potesse essere tanto difficile. Ed in questo processo così soggiogato ad un solo lato della mia vita in realtà poi, è cambiato così tanto. Sento che sto lavorando così a fondo su me stessa e sui miei bagagli, l'insonnia, l'ansia, l'infanzia, le scelte e le gestioni delle emozioni, che un po’ mi sono persa e che un po’ non c'è molto spazio per altro. Ed i posti, le persone, i sapori che sapevano di casa e di stabilità, se non addirittura stasi, retrogusto stantio, sta tutto un po’ stretto, è tutto un po’ scomodo, e la solitudine ed i cambiamenti che tanto mi immobilizzavano, quasi li anelo, per ritrovare quella penna, quella corda e quelle forme che ho smesso di dipingere.
Ogni tanto mi sento sola. Ogni tanto ho paura di essermi persa. Ogni tanto vorrei riaggrapparmi a tutto quello che conoscevo e sapeva di sicurezza.
Ma sento che se stringo i denti ancora per un po’, potrò finalmente incontrare la persona che avrei sempre dovuto essere. Ma sento che ancora un po’ di pazienza, e c'è qualcosa che mi aspetta. Se ho il coraggio di andare.
Forse la cosa più faticosa è doversi conoscere
definire
ogni
singola
volta
cambiare senza neanche darsi il tempo
di trovarsi
una specie di caccia al tesoro malata con te stessa
dove il tesoro
è l'ennesimo casino
sempre abbastanza diverso da non riconoscerlo
ma sotto sotto
sempre la stessa solfa.
Potessi solo intagliarmi
e infilarmi
sugli scaffali meno impolverati.
Se c'è una cosa che ho imparato durante questo maledetto 2020, è che in realtà, non ho imparato poi molto.
È facile pensare di sapere chi si è, chi sono le persone che si ha intorno, sapere come funziona il mondo, quando il mondo sta effettivamente funzionando.
La verità, per quanto insulsa e un po’ triste che sia, è che sono rimasta io anche quando tutti i miei epiteti sono caduti. Sono rimasta io in un anno senza scrivere, senza cantare, senza tutte le cose che ho sempre inutilmente usato per descrivermi. La verità, è che le persone che ho attorno sono rimaste le stesse persone, hanno semplicemente perso le qualità che dicevano di avere ma che hanno rinchiuso in un conveniente cassetto quando seguire una morale voleva dire sacrificare il proprio viso scoperto, o una serata a bere. La verità è che il mondo non ha mai smesso di funzionare, ha continuato a girare, anche quando non eravamo noi a decidere la velocità.
Non ho imparato poi molto, ho più che altro imparato a disimparare. Avevo imparato che le paure si superano. Ho poi scoperto che sotto sotto rimangono sempre là, sono solo più facili da scavalcare quando le hai dovute oltrepassare molte volte. Avevo imparato che senza gli altri non sarei sopravvissuta. Ho poi scoperto che le gambe su cui sto in piedi sono le mie, e che di solitudine non si muore. Avevo imparato di chi potevo fidarmi e di chi no. Ho poi scoperto che in fondo le persone sono persone ed avranno possibilità di deluderti, anche quando non gliela darai.
E va bene così. Andrà bene così. Se c'è qualcosa che questo lunghissimo anno mi ha dato, è una prospettiva. Delle priorità. E tempo per conoscermi. Abbastanza tempo da potermi dire, con una spaventosa sicurezza, che tutto passa, e muta. Ed il tempo scorre, ed il mondo gira. Anche se siamo fermi, anche se sono ferma. E con calma, con le giuste accortezze e con tutto ciò che abbiamo disimparato in tasca, si potrà tornare a tenergli il passo.
Ma se scrivo qui adesso che non scrivo da settembre, vi arriva la notifica?
Ehi non posto qui da mesi però è il mio compleanno e sono ubriaca fatemi gli auguri ciao
Potremmo stare da soli insieme, se vuoi
come si chiama quando lo sapevi già però piangi lo stesso?
vita.
I relate to this on a deep level
Alle volte vorrei tornare indietro nel tempo ed evitare in tutti i modi possibili di conoscerti.
Se c'è qualche cristo che gioca a Guild Wars 2 mi scriva, cerco disperatamente qualcuno con cui annoiarmi di tanto in tanto giocando.
Nessuno vuole giocare con meeeeeee piango
Se c'è qualche cristo che gioca a Guild Wars 2 mi scriva, cerco disperatamente qualcuno con cui annoiarmi di tanto in tanto giocando.
distruggi tutto quello che tocchi
e mi hai tenuta stretta troppo a lungo
ci vuole forza
cattiveria?
per rimanere dal cuore buono
con le braccia consumate dai lividi.
Amare te è come
amare una casa
durante il suo incendio
amarla troppo include
morirci dentro
la tua autodistruzione
fa di me
danno collaterale.
parole e basta
non hai saputo darmi altro
e sei il re degli
stupidi
mentre mi butti via
butti via l'unica decenza
di tutta la tua vita
ed io
incapace di ribellarmi
non più
ti lascio fare.
scappare non potrà
sempre
rispondere per te
un giorno dovrai affrontare
affrontarmi
affrontarti.
ti mancherò, quando non avrai
nulla da
distruggere.
Ti mancheranno i miei capelli
il mio sorriso
i miei occhi belli
il mio cuore fragile e buono
che era stato tuo
come ridevo -solo con te-
come mi arrabbiavo -solo con te-
come ti mettevo in faccia
la realtà
di cui avevi tanta paura.
ti mancherò.
e ti lascerò un altro buco
nell'anima
che colmerai con altro
con altri
come hai fatto
ma non servirà a niente
come hai visto.
forse allora saprai
di avermi perso
e ti pentirai
delle mille cicatrici
che mi hai regalato
mentre io a te
davo tutti
i miei
ultimi
cerotti.